Il recente film “Oppenheimer”, diretto da Christopher Nolan, è stato dedicato ad uno dei protagonisti dello sviluppo della bomba atomica. In una intervista successiva all’uscita del lungometraggio il regista ha commentato la rapida evoluzione delle tecnologie rivolte all’intelligenza artificiale, citando la locuzione “momento Oppenheimer”.

Con questa si intende identificare un istante nel quale si è resi conto che gli effetti prodotti dall’uso dell’intelligenza artificiale potrebbero generare conseguenze totalmente fuori controllo in maniera simile alle sfide affrontate dal controllo degli armamenti nucleari nei suoi primi anni.

Con l’intelligenza artificiale, è opinione diffusa che gli sviluppi tecnologici abbiano superato il diritto internazionale. La creazione di una legge internazionale che regoli l’IA in modo globale è necessaria per garantire un’applicazione pacifica senza ostacoli e ridurre il rischio di guerre accidentali o involontarie. Ciò è particolarmente importante per gestire la concorrenza tecnologica tra Stati Uniti e Cina.

"L'intelligenza artificiale finirà anche per controllare le nostre armi nucleari - ha detto Nolan - se pensiamo che l'AI sia un'entità distinta da chi la sviluppa e la maneggia, allora siamo spacciati". Nolan non è un esperto di intelligenza artificiale, ma come altri intellettuali è particolarmente inquieto nei confronti di questa tecnologia. E il suo nuovo lavoro su Oppenheimer non ha fatto altro che amplificare le sue angosceChiamato nel 1942 a capo del Progetto Manhattan, il programma atomico statunitense che ha portato alle bombe della II Guerra Mondiale, Oppenheimer era consapevole di lavorare a un'arma letale.

E lo stesso Oppenheimer, in seguito alla prima detonazione di una bomba atomica nel deserto del Nuovo Messico, il 16 luglio del 1945, avrebbe sussurrato: "Ora io divento Morte, la distruttrice dei mondi". Non erano parole sue ma uno dei versi del "Vangelo" dell'Induismo. Dopo la guerra, Oppenheimer si è seduto con il presidente Truman per parlare del controllo internazionale delle armi nucleari, dicendogli: "Sento di avere le mani sporche di sangue". 

Allo stesso modo, oggi, i padri dell'intelligenza artificiale moderna fanno i conti con la loro coscienza, e con una tecnologia che - se usata nel modo sbagliato - potrebbe causare danni enormi agli esseri umani. Molti di loro, fra i quali Geoffrey Hinton, premio "Nobel" per l'informatica nel 2018 per il suo prezioso lavoro sulle reti neurali, hanno lasciato recentemente l'azienda per cui lavorava da dieci anni, Google, per sentirsi libero di denunciare i rischi legati allo sviluppo incontrollato dell'AI.