E’  venuto da poco alla luce un grave fatto di sicurezza informatica scoperto da un ricercatore di cybersecurity. Il mantenimento delle proprie informazioni private è un problema ben noto ma l’evento che stiamo per raccontare rende la questione ancora più sensibile. Il ricercatore Jeremiah Fowler ha scoperto un archivio pubblico contenente circa 184 milioni di login e password che consentono l’accesso a molteplici piattaforme sul web.

Questo database avrebbe una dimensione di 47 GigaByte e riguarda piattaforme quali Apple, Facebook, Google, Instagram, Microsoft,  Spotify, WordPress oltre ad un numero elevato di servizi online fra i quali la posta elettronica. Il database non era protetto o crittografato e lo avrebbe reso vulnerabile a tutti coloro che ne fossero entrati in possesso. Non è chiaro chi fosse il proprietario di questa marea di informazioni, né se fosse utile a scopi criminali o perlomeno illegali.

La novità di questo ritrovamento risiede nel fatto che, mentre solitamente questi tipi di archivio riguardano un dominio specifico, quindi un servizio o un’azienda, in questo caso gli account sono milioni e distribuiti su centinaia di migliaia di servizi. Il lavoro di indagine che è culminato nella scoperta dello scorso 6 maggio ha fatto emergere alcune indicazioni. I file contenenti login e password erano denominati con la parola "senha", che in portoghese significa password, mentre il resto del testo era in inglese. I file sono stati certamente consultati ed estratti dai dischi sui quali risiedevano. Alcuni segnali distintivi portano a sospettare che i file siano stati alimentati da un malware “infostealer”. Tali malevoli software sono costruiti per raccogliere dati dai sistemi che infettano e di solito prendono di mira credenziali come nomi utente e password memorizzate nei browser web, nei client di posta elettronica e nelle app di messaggistica.

Addirittura, alcune versioni possono persino catturare gli screenshot oppure registrare le sequenze dei tasti premuti per l’accesso. Una volta raccolti i dati vengono diffusi sui mercati del dark web e sui canali Telegram o utilizzati direttamente per commettere frodi, tentare il furto di identità o lanciare ulteriori attacchi informatici.

I consigli per proteggersi da furti di login e password sono sempre i soliti: evitare di scrivere in chiaro informazioni sensibili nelle proprie mail e di mantenerle per molteplici anni in documenti sensibili come moduli fiscali, cartelle cliniche, contratti e password.