Il recente violento terremoto avvenuto in Venezuela poco più di un mese fa ha inaspettatamente collaudato un sistema di avviso del sisma grazie all’elevato numero di telefoni cellulari nella zona colpita. Infatti i telefoni Android si sono attivati come veri e propri sismografi in una grande area del Venezuela.

Come si sa, i sismografi sono dispositivi adatti alla rilevazione, misurazione, dimensionamento delle scosse una volta che queste si stanno verificando. Non sono quindi strumenti di segnalazione anticipata dell’evento e, di conseguenza, non possono avvisare per tempo le popolazioni che stanno per essere colpite.

Nel caso del Venezuela, la tipologia di terremoto ha di fatto trasformato i sensori presenti nei cellulari Android in strumenti atti a segnalare con qualche decina di secondi di anticipo parte del paese colpito.

Infatti nel caso del 24 giugno, le scosse rilevanti sono state due e sono avvenute in rapida successione: la prima di magnitudo 7.2 alle ore locali 22:04 e la seconda circa 39 secondi dopo. Normalmente il processo della faglia per un terremoto di questa entità perdura per alcune decine di secondi ed è proprio quello che si è verificato prima della seconda scossa.

I cellulari Android hanno minuscoli accelerometri presenti all’interno del dispositivo che permettono durante il normale uso quotidiano di riconoscere il movimento e la rotazione del telefono per tutte le misurazioni effettuate dalle applicazioni.

Gli accelerometri, però, non offrono segnali di elevata qualità ma hanno il grande vantaggio di essere particolarmente numerosi sul territorio in quanto praticamente tutte le persone ne posseggono uno. La presenza di centinaia di migliaia, se non addirittura milioni, nell’area colpita.

Se questa quantità di Android vibrano nello stesso istante, in un attimo i server di Google riconoscono che è in atto un terremoto e, con ottima precisione, anche dove.

In quel momento parte davvero l'allerta verso chi è abbastanza lontano dall'epicentro e le decine di secondi prima delle ulteriori scosse permettono di mettersi in salvo. La velocità delle onde è decisamente superiore rispetto a quelle sismiche, il segnale dei telefoni cellulari è vicina a quella della luce e non può che arrivare prima dell’onda distruttiva.

Se il terremoto è iniziato è possibile avere qualche decina di secondi per uscire dalle case, dalla stanza e salvarsi.

La tecnologia sviluppata con il supporto dell’ Università di Berkeley si basa proprio sull’analisi massiva dei segnali forniti dagli accelerometri, stimando le caratteristiche dello scuotimento e l’area dell’evento e inviando una segnalazione alle aree più periferiche. Il sistema, chiamato Android Earthquake Alerts, ha iniziato a essere sperimentato nel 2021, prima in Grecia e Nuova Zelanda, e oggi è attivo in 98 Paesi, dove copre circa 2,5 miliardi di persone.