In questi mesi è in corso una causa fra il noto giornale statunitense New York Times, Microsoft e OpenAI riguardante la violazione del copyright che, secondo l’editore, sarebbe stata compiuta dai motori di intelligenza artificiale. L’azione legale è basata sul fatto che, secondo il Times, le due aziende hanno sfruttato tutto il materiale pubblicato per anni dal giornale per addestrare i chatbot, ma operando una vera e propria violazione del diritto d’autore.
La questione è di particolare interesse perché eventuali decisioni potrebbe avere un effetto di grandi proporzioni su tutte il settore dell’informazione e sul tema dell’accesso agli articoli per la generazione di prodotti generati dall’intelligenza artificiale.
Da un lato il New York Times sostiene fermamente che ogni pezzo prodotto è un’opera protetta dal copyright e l’accesso a questi articoli per alimentare i motori di intelligenza artificiale senza un esplicito consenso manifesta una chiara violazione dei propri diritti esclusivi di riproduzione e distribuzione. Vi è poi un aspetto legato al danno economico procurato in quanto OpenAI e Microsoft, prelevando informazioni alla fonte, sono di fatto diventati competitori di fonti di informazione riducendo il traffico e la conseguente pubblicità diffusa sulle pagine del Times.
Di contro le due aziende di informatica sostengono che i chatbot non violano il copyright perché quanto prodotto dall’intelligenza artificiale non è a sua volta protetto da copyright. Inoltre, Microsoft e OpenAI ritengono che non si debba applicare il diritto d’autore nel campo dell’AI per evitare di limitare la creatività e l’innovazione di cui sono capaci gli esseri umani nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Se dovessero affermarsi le ragioni di OpenAI e Microsoft sulla base della ragione per la quale le opere create dall’intelligenza artificiale non sono protette da copyright, probabilmente si aprirà uno scenario completamente nuovo e rivoluzionario. La diffusione di tutto quanto creato con l’AI si amplificherebbe senza più il consenso di nessuno ed ogni lavoro prodotto non godrebbe a sua volta di alcun diritto. Non ultima la difficoltà sempre crescente di distinguere fra quanto prodotto realmente dall’uomo e tutto il resto. Il dibattito sul tema è apertissimo, esperti di entrambe le parti portano le loro ragioni, sarà un duro lavoro per il giudice emettere la valutazione finale. La sentenza è previsto che venga emessa nel corso del 2025 e, in ogni caso farà storia.
Nel frattempo, curiosamente ma inevitabilmente, il Times ha dato il via libera all’uso dell’intelligenza artificiale all’interno delle proprie redazioni. Un nuovo strumento di AI, specificamente realizzato, consentirà ai giornalisti di realizzare riassunti, briefing e attività di formazione. L’uso degli strumenti di intelligenza artificiale è incoraggiato dal NYT ma con la raccomandazione di non utilizzarla per scrittura di articoli in modo da non violare il copyright ed essere coerenti con la causa in corso.
